Stamane mi sono alzata di buon’ora e, come ogni mattina, mi sono avviata in cucina. Ho acceso il fuoco sotto la macchinetta del caffè preparata la sera prima e, dondolandomi nel suono scuro prodotto dall’inconfondibile aroma, ho dato piena libertà ai pensieri di primo mattino. Senza dimenticare di controllare il banco della cucina, alla ricerca del solito ‘pappice’.

Occorre – onde ingenerare false convinzioni sul mio stato di salute mentale in chi mi legge – fare un passo indietro.

Durante l’estate ho subìto una vera e propria invasione di pappici. Non me ne ero accorta in tempo, dando ai simpatici ed insistenti ospiti l’opportunità di proliferare e crescere in gran numero all’interno della mia dispensa.

Un bel giorno, per puro caso, scorsi un punto color caffè girovagare sul piano (per fortuna) chiaro della cucina. Insospettita dall’intruso mai visto prima, mi soffermai ad osservarlo per capire da dove potesse provenire e quello, incurante del pericolo, tracciò una traiettoria verso lo scaffale superiore, disegnando un percorso tortuoso e impervio tra i barattoli e le confezioni immacolate di pasta, riso, couscous, farina, biscotti e cibarie di vario genere. Lo seguii con grande attenzione e scoprii che l’intera cucina era invasa da minuscoli esseri animati. Ne fui sorpresa, come avevo fatto a non accorgermene? Certo, le dimensioni degli invasori erano assai ridotte ma, vista l’abbondante quantità e praticamente ‘sotto gli occhi’, avrei dovuto notare la loro presenza!

Aprii tutti i recipienti di pasta e riso, scartocciai le confezioni di biscotti. Controllai lo zucchero, il thè e il contenitore delle tisane. Erano ovunque. Persino nei barattoli del sale grosso e del caffè! Sembravano essersi dati convegno all’interno della confezione della farina. Rispolverai velocemente in memoria i racconti della nonna per trovare qualche dato utile al caso concreto. Dovevano esser venuti da lì. Dalla farina. Potenza della Natura!

Con foga, liberai i vani e gli scaffali da ogni cosa. E più facevo spazio e più ne trovavo. Ne fui arrabbiata sulle prime. Sapevo che avrei dovuto fare una carneficina e intuivo che anche uno solo di quei cosi era sufficiente ad istituire in breve tempo una colonia gremita. Mi domandai come mai avessero avuto la brillante idea di invadere proprio me e chiesi perdono per ciò che mi accingevo a fare.

Mi armai di pezzuola imbevuta di detersivo. Una vera e propria bomba. Dopo aver buttato tutto nella pattumeria, mi rimboccai le maniche e pulii con la massima precisione, avendo cura di arrivare anche in quegli anfratti che io – da insetto – non avrei mai scelto come alloggiamento.

Impiegai ore per detergere e mondare, lanciando un occhio al web alla ricerca di consigli su come espellere i clandestini. Trovai qualche informazione che mi sembrò appropriata e che, combinata al mio istinto, non esitai a sperimentare. Terminai il mio lavoro con una punta di soddisfazione. Sembrava che avessi debellato il nemico. Sembrava.

Il giorno dopo ne avvistai altri e, nonostante la mia solerzia nella disinfestazione, ne ritrovai altri ancora nei giorni a seguire. Così la mia nuova abitudine prevedeva che, appena sveglia, sottoponessi l’intera cucina al vaglio del mio occhio censore. Sperando che non ve ne fossero più. Ma, malgrado la mia operosità, ve ne era sempre qualcuno che spuntava fuori. Mi armai di pazienza. Sono una persona abbastanza adattabile. Tolsi i detersivi, sostituendoli con essenza di geranio, lavanda e citronella. Sostanze che non li avrebbero uccisi ma di certo allontananti. Ebbi qualche risultato soddisfacente. Poi, la stagione calda ha cominciato a morire e non ne ho visti più.

Spesso la Verità (assoluta o relativa ad un evento specifico) è davanti ai nostri occhi come i pappici della mia cucina. Erano lì probabilmente da un tempo maggiore rispetto al giorno in cui ho incrociato il primo di questi. Erano lì che davano continuità alla propria esistenza in maniera indipendente da me. Senza che ne percepissi la presenza, sebbene sia una persona precisa e ordinata. È evidente, in questo caso, che la pulizia non ha nessun legame con l’evento in sé; risulta chiaro che non mi è stato noto da subito, in quanto – con buona probabilità – non pronta a vederlo. Analogamente, come per tutti, le grandi verità della nostra esistenza arrivano per rivelazione, per puro caso, ma solo quando si ‘è pronti’ a riceverle. Ci sono persone che hanno combattuto e dato la morte in nome della Verità, affinché tutti potessero riconoscerla e senza, il più delle volte, sortire grandi risultati. Perché Ella si manifesta nel momento in cui deve farlo e a colui che è pronto a recepire tale manifestazione.

Tutto ciò è estremamente affascinante e resta il fatto che da quando mi sono imbattuta nel primo pappice, non ho fatto altro che ‘vedere’ pappici ovunque. E così vale per la Verità. Quando i tuoi occhi sono pronti a ‘vedere’, non ti è più possibile tornare indietro. Ed il mondo acquista sfumature diverse. Inizialmente, il processo è faticoso e procura sofferenza, ma poi sviluppa in colui che lo vive l’allenamento ad essere vigile, ancora più diligente e disciplinato nell’osservazione della realtà.

Ecco perché ogni mattina, mentre sono in attesa che il caffè faccia il suo percorso all’interno della macchinetta, controllo il piano della cucina. E traggo un sospiro di sollievo. Ma senza dimenticare di ringraziare quel popolo di esseri minuti, tanto generoso per avermi offerto la grande opportunità di aggiungere un ulteriore tassello al ‘Grande Mosaico’ ancora in composizione.

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