Ci prepariamo a varcare la Grande Soglia, quella che separa il tempo vissuto da quello che ci apprestiamo a vivere.
È un momento sacro, potente, come sempre avviene nella chiusura di un ciclo che si apre al nuovo. Le chiusure dei cerchi hanno il grande potere di fermarci imponendoci riflessioni profonde su ciò che siamo stati e su ciò che vogliamo essere.

Personalmente, il 2025, anno 9 (anno dell’Eremita) mi ha seriamente messo alla prova. È stato l’anno che mi ha strappato all’amore di mia madre, immenso e unico bene rimasto a testimonianza della mia famiglia come nucleo originario. Un anno profondamente complesso, in cui sono stata chiamata ad affrontare prove dure; le paure più antiche si sono risvegliate e gli eventi si sono fatti maestri di resistenza fisica ed emotiva.
È stato l’anno più arduo, quello che ha chiuso un faticoso ciclo di nove anni in cui è stata messa a dura prova la mia fede in ciò in cui ho sempre creduto. Eppure, tutto questo è stato buono. Perché mi ha rafforzata. E, nell’amore, mi ha forgiata, dandomi una nuova pelle e un nuovo sguardo sul mondo. Sono morta, a tutti gli effetti. Pronta a rinascere, quindi, a nuova vita.
Anno 1
Il 2026 è l’anno 1, simbolo per eccellenza del principio: la prima pietra, la prima parola, il primo canto, il primo vagito, il primo sguardo.

L’Uno è l’inizio nudo, il primo passo ancora incerto ma carico di possibilità. Rappresenta il punto in cui tutto è ancora possibile, prima delle forme, prima delle definizioni. L’Uno è il numero di Dio, il principio creatore per eccellenza. È il monolito da cui parte tutto, l’idea che precede l’azione, quella capace di rivoluzionare percorsi e destini.
Graficamente rinvia al fallo eretto, principio creatore universale da cui trae origine la Vita, ma anche all’immagine di un demiurgo nell’atto di plasmare la materia per renderla viva e presente.
L’Uno è l’inizio dell’inizio.
Il Bagatto (o Mago)
L’anno 1 ci conduce alla carta n. 1 degli Arcani Maggiori, il Bagatto (Le Bateleur in francese, traducibile come “ciarlatano” o “giocoliere”) o Mago, personaggio dal significato inizialmente ambiguo e “doppio”.
Il Bagatto è, infatti, da buon comunicatore un grande illusionista, colui che crea una realtà agli occhi altrui, a tutti gli effetti, reale. Ma la realtà che egli crea è verità o solo illusione? E se c’è davvero un confine tra le stesse, chi può tracciarne il confine se non il suo stesso creatore? E cosa è verità, e cosa è illusione? Il Mago in buona sostanza fa lo stesso, essendo in contatto con il Sacro, ne percepisce l’immanenza nelle cose del mondo. É lo sciamano, il guaritore, lo stregone, il veggente, l’oracolo. Colui che ha una visione unitaria della realtà (visibile e invisibile) che coniuga nell’azione creativa e magica.
Osserviamo attentamente il simbolismo della carta. Il personaggio della carta raffigura un uomo in piedi (come il numero 1) che indica con la mano destra l’alto — impugnando una bacchetta — e con la sinistra il basso, a significare il principio ermetico: come sopra, così sotto.

Sulla tavola sono presenti una spada, un bastone, una coppa e l’oro: i quattro elementi —Coppe: Acqua (emozioni) Denari/Ori: Terra (materialità) Bastoni: Fuoco (energia) Spade: Aria (intelletto)- attraverso cui il Mago plasma la materia e crea la propria realtà.
In alcune raffigurazioni compaiono anche dei dadi da giocoliere, a ricordarci la quota di casualità che sempre accompagna ogni processo creativo.

Il Mago crea, trasforma, ricompone. Perché egli ha la visione dell’uno, non conosce separazione e sintetizza al meglio i piani dell’essere. E ci ricorda che possiamo sempre cambiare la nostra realtà, se accompagnamo l’azione con determinazione, volontà, coraggio e speranza.
Chiusura del ciclo dei nove
Questo passaggio è un vero e proprio portale. Chiude un ciclo di nove anni e ne apre uno nuovo. Il 2026 è, in un certo senso, un anno preparatorio: impegnativo, esigente, ma foriero di possibilità. Ci fornirà il materiale su cui costruire i prossimi nove anni.
Sarà necessario essere essenziali, semplici, e soprattutto munirsi del grande potere della sintesi.
Aprire il portale
Ogni inizio richiama al concetto di dignità. La dignità di stare in piedi davanti alla vita, come il Mago, senza più delegare, senza più fuggire, senza più frammentarsi.

Aprire il portale significa assumersi la responsabilità del proprio posto nel mondo. Significa tornare all’Uno, non come solitudine, ma come unità interiore. Il 2026 ci chiede di guardare al futuro con occhi antichi: occhi che sanno riconoscere il sacro nei passaggi, la nascita nella fine, la luce anche nella prova.

Buon 2026. Che sia un anno di inizio consapevole, di gesti essenziali, di creazione lucida e amore incarnato.
Argia di Donato
Mi chiamo Argia di Donato e sono nata a Napoli in un torrido 18 di agosto dell’anno 1976 sotto il segno del leone...
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