Argia di Donato

Carlo Alberto Palumbo “Mabon”, Olio su Tela – 130 x 180 cm – 2005

 

Una dea che imprime la vita su di una tela immacolata


Quando mi è stato chiesto di esprimere un pensiero, un’opinione che potesse al meglio descrivere le differenze tra la scrittura al maschile e quella al femminile, sono andata in crisi. Sono una divoratrice di libri e scrivo anch’io ma mai avevo fossilizzato la mia attenzione sulla possibilità che esistesse una effettiva discordanza in merito. Tuttavia, la storia della letteratura ci insegna l’inverso. Ci sottolinea come ci sia un netto contrasto tra i due modi di scrivere, difformità che rimarca la differenza strutturale e spirituale tra i due sessi. Ma quanto è vero ciò? Anche la pittura, la musica, la recitazione sono segnate da questa linea di demarcazione? A tal punto incanalare l’arte, con le sue innumerevoli manifestazioni e sfaccettature ed imprimerle una via o uno scopo ad ogni costo? O addirittura un’identità sessuale?

Così ho richiamato il mio pensiero, e aiutato dalla mia coscienza, esso si è spinto indietro, perdendosi nella notte dei tempi, frugando tra le eterne differenze tra uomo e donna. Creature tanto diverse al contempo legate da una medesima materia e da uno spirito distinto che trae origine da una stessa radice. E mi viene in mente il tempo, il più grande nemico dell’uomo che, coadiuvato dalla sapiente attività dell’uomo stesso, sembra esser scorso da sempre per seppellire questa grande realtà. Come fare ad esprimere a parole un qualcosa che ha nella parola stessa la linea del proprio confine? Calore e colore, passione e ardore, costruzione e sedimentazione. Odori, linee, suoni, aromi, e ancora luoghi sconosciuti, paesaggi nuovi e lande infinite. Dove Dea Immaginazione incede lenta, erigendo con dedizione i fondamenti imperituri della propria dimora.

Ho preso tutti i libri di autori maschili e altrettanti libri di autrici femminili. Mi sono munita di una tela immacolata e di pennelli. Ho liberato i colori dai propri contenitori e li ho stesi sulla tavolozza, li ho impastati creando infinite tinte ed ho cominciato a stenderli sulla tela. I colori si sono distesi immediatamente attecchendo al perlaceo della tela, creando autonome figure armoniche e calde. Figure di donne hanno cominciato a danzare freneticamente agitando veli dai colori più accesi e fondendo le linee dei propri corpi sinuosi ed arrotondati con i colori dello sfondo. Anime legate alla terra oscillanti ed esaltatrici della sacralità che da essa promana. Mi è sembrato di percepire l’odore trasudante da quei corpi misto al calore dei fuochi accesi, il ritmo veloce dei tamburi, note arancio e rosse, il suono caldo delle percussioni. Intorno ad esse hanno preso forma, tirate fuori magicamente dall’abile pennello, altrettante figure blu dai contorni sfumati. Immobili come statue quasi come a contrastare il gioco di colori e luci ed ombre creato dal primo drappello di figure. Un gruppo di agili guerrieri intenti nell’osservazione di ciò che si mostra sotto ai propri occhi, con lance di selce color argento puro illuminate dall’argento della malinconica luna. Ed il mio spirito ha saputo percepire il loro unirsi a quei cori con fermo e passionale convincimento, decantandone la forza e la passione e seguendo al contempo quei passi rosso fuoco. Avanzando lentamente e dolcemente verso quei corpi frementi si sono fusi infine ad essi, dando vita ad una stessa immutabile danza sacra. Senza più differenze. Sì, perché scrivere è un’estasi di parole, suoni e colori. È un ponte di comunicazione tra il proprio mondo personale ed intimo ed il mondo di fuori, incarnato dal lettore. È qualcosa di sacro e profondo, qualcosa che non può contenere un’identità sessuale definita. È qualcosa che va oltre gli stereotipi di cui la società umana ha munito tutti noi. È un mezzo, uno strumento che perdendosi nella coscienza più intima dell’umanità trae la sua identità più pura. Sacralità e musicalità. E ancora elemento cromatico e profano. Ogni cosa e molto di più si mescolano assieme nella meravigliosa arte dello scrivere. Una dea che, illuminando con la luce dell’ispirazione il buio più buio di noi, riesce a trarre da noi quella parte di sacro ben nascosta che auspica ma non sempre osa librarsi in alto per irrompere libera nel firmamento della verità! Una dea che dal nulla crea forme sempre nuove e mutevoli, danzatrici immobili in una dimensione senza tempo e senza spazio. Una dea che ha in sé e fuori di sé il dono dell’eternità, e che si fa essa stessa dono d’eternità per colui che riesce a carpire il suo immutabile ed eterno segreto!

edito dalla rivista letteraria”Terza Pagina” della Sovera – Febbraio 2008

Le rovine della giustizia

Napoli. Via Foria. Traffico intenso. Sole alto. E una marea di gente. Mi trovo di fronte all’Ufficio del Giudice di Pace (ex caserma Garibaldi). La sensazione è quella di un gran formicaio operoso. Percorro la stretta scala che porta al cortile del piano terra. Mi guardo intorno. La confusione e la fatiscenza ballano assieme a braccetto sui gradini rovinati delle scale dell’edificio. La prima parte della mia incursione è dedicata all’accertamento delle condizioni dell’archivio produzioni. Colgo l’attenzione di un commesso con un largo sorriso, decisa a fargli esprimere un parere sulle proprie mansioni all’interno della struttura. Brontola nervoso, lamentandosi del poco spazio che ha a disposizione e del gran numero di fascicoli. Le produzioni di parte tra le altre cose non sono “infaldonati” ossia non raccolti in faldoni, per cui mantener l’ordine è impresa decisamente complicata – i locali sono stretti ed angusti, il personale non c’è, la roba è tanta – afferma infastidito, come può cerca di evitare il caos e si affanna per farlo dato che gli stanzoni in cortile preposti per accogliere le produzioni sono aperti al pubblico e senza sorveglianza – qui chiunque entra e fa quello che vuole – precisa, inoltre, che gli avvocati o chi per essi contribuiscono a render scompiglio – ma la parte più bella ancora non l’avete vista – mi dice ridendo di gusto, indicandomi un cortiletto alla mia destra. Naturalmente e, come se invitasse a nozze la mia curiosità. – io non vengo, ho paura di prendermi il tetano – ribadisce e intanto, scrollando, le spalle si allontana. Imbocco la stradina per trovarmi in un cortile e per rimanere a bocca aperta. C’è un piccolo sentiero che conduce verso un ufficio dove si trovano le produzioni vecchie. Di fronte a me tre sedie diverse sembrano ospitare altrettanti tre fantasmi guardiani. E’ davvero inquietante questo cortiletto e mentre gironzolo guardinga non faccio altro che pensare a come mai un edificio di giustizia si riduca in questo barbaro stato. Sporcizia ed immondizia fanno da padrone in questo cortiletto che, nascosto al pubblico, è il testimone vero della vergognosa condizione in cui si trova l’edificio e tutto il resto. Erbacce ovunque. Temo che a momenti esca una serpe addirittura. Ci sono due buchi molto pericolosi coperti alla buona. Per non parlare poi dell’ ufficio dove riposano stanche le povere produzioni che hanno conosciuto tempi migliori. Non capisco come sia possibile che si arrivi a questo. Il commesso mi ha spiegato che il personale, quel poco che c’è, non si reca mai in questo spiazzo perché ha timore della sporcizia e polvere che vi sono, per cui ad andarci sarebbero gli avvocati. Figuriamoci! Terminata la mia incursione nel “giardino delle produzioni fantasma” mi dirigo verso le aule di udienza. Per testare la serietà ed il decoro degli avvocati. Qui neanche a parlarne. C’è solo da ridere per i personaggi astrusi che i miei occhi vedono circolare in questi infausti luoghi. Figure che corrono di qua e di là. Che ti spintonano senza neanche chiedere scusa. Che ti tagliano la strada senza chiedere permesso. Imitazioni di avvocati impomatati che si spolverano la giacca con fare annoiato e dandosi un tono da principi del foro mentre istruiscono i propri testimoni a dire la verità. Naturalmente la verità più conveniente per il buon esito della causa. Cellulari che squillano ovunque, schiamazzi, risate ed imprecazioni. Non sembra di trovarsi in un edificio di giustizia. Oserei dire che la sensazione è quella di un mercato. Si un gran mercato!!!Guardando tutto ciò ho provato vergogna anche per me, per il fatto di appartenere ad un Ordine così importante ma fino a che punto in questa struttura, tanto svilito! A questo punto, vagando per il ginepraio di angusti corridoi mi imbatto nell’avvocato Antonio Valentino, delegato al Giudice di Pace del Sindacato Forense. E discorrendo con lui, ci troviamo d’accordo su molti punti. Mancanza di personale e numero di cause superiori a quello dei giudici – 200 giudici di pace – commenta deciso – dovrebbero avere almeno due assistenti; la mancanza di personale è davvero la piaga di questo edificio – continua – sia per le cancellerie sia per l’ufficio sentenze sia per quello produzioni. In più a complicare maggiormente le cose, asserisce, dal Ministero è stato imposto, a partire da gennaio 2006 un programma informatico che oltre ad esser lento non consente la consultazione dei dati relativi alle cause da parte degli avvocati. Il sindacato forense si adopera con tutta la sua forza ad agevolare il lavoro di avvocati e personale ponendosi a disposizione per quanto gli sia possibile, tuttavia la situazione è davvero complessa…. Sono davvero avvilita e a questo punto decido di continuare il mio interessante quanto demoralizzante giro. Per mia fortuna sono stata, per motivi lavorativi, poche volte in udienza e quelle poche volte mi son bastate per capire l’andazzo. In primis gira gente di tutti i tipi e non si capisce più chi è l’avvocato, il cliente, ed il testimone. Quest’ultima figura è poi quella di maggior rilievo dato che la causa viene decisa sulla base delle testimonianze. E già questo parla da solo. Incontro amici e colleghi che, come me, esprimono il proprio disappunto per la condizione in cui lavorano; ciò nonostante, essendo parte del sistema non credono che ci sia un’alternativa valida. Ho preso, poi, un campione di 15 persone alle quali ho chiesto il tesserino. Tra queste, soltanto 5 sono regolarmente munite di tesserino come avvocati o come abilitati al patrocinio innanzi al giudice di Pace. Gli altri 10? Mistero! E con quanto fervore ed impegno partecipano all’udienza in qualità di procuratori e rappresentanti della parte. Il trionfo dell’irregolarità!! I giudici, sommersi dai fascicoli e dalla pressante folla di pseudo-avvocati, che opprime le proprie scrivanie, non svolgono controlli e non chiedono la previa esibizione del tesserino. Chiedo ad un giudice, se può definirsi giudice quello che ho visto, di farmi un commento libero su di un argomento a piacere, ad esempio sul valore della testimonianza. La testimonianza – esclama fiero – è il centro del problema!!! E ci credo che è il centro del problema!. Scarica l’organo giudicante dalla responsabilità dall’analizzare i fatti di causa. Perché le cause sono troppe ed i giudici sono pochi. O magari perché vera coscienza ed “etica giuridica” non ce ne è. La professione forense è un’antica e nobile professione. E l’avvocato, assieme all’organo giudicante dovrebbe onorare la giustizia, attivandosi affinché le motivazioni del proprio cliente sposino quelle del diritto. E ricercare la verità. Sempre. Anche se da essa non si trae guadagno alcuno. Naturalmente non è nostro proposito fare di tutta un’erba un fascio ( ed il paragone guardando le foto credo sia molto azzeccato), dato che accanto all’erba marcia resiste ancora qualche fiore. Sempre più raro ad oggi. Ho profondo rispetto per questa professione e per ciò che rappresenta, tuttavia non posso fare a meno che denunciare lo stato di devastazione a cui assisto. Sperando che chi di dovere assieme all’attivismo degli operatori del diritto si smuova tutti per rendere migliori le cose. E che la nobile e sfavillante giustizia, lacerata nelle vesti e nell’anima, possa tenere ancora alta la sua bilancia, ormai arrugginita.

edito dal periodico ” Stampa e Comunicazioni News “

Le rovine della nostra civiltà

Prendo a pretesto la mia ultima visita agli scavi dell’antica Pompei per stendere alcune brevi osservazioni in merito. Come tutti sanno, il fiorente centro di Pompei, nel pieno del proprio sviluppo, intorno al 79 d.c. fu colpito da una gravissima calamità: l’eruzione del terribile Vesuvio. Il terrificante vulcano, in pochi istanti, trasformò una ricca e prosperosa città commerciale in un cumulo di macerie. Passeggiare oggi tra quelle rovine, consente di proiettarci in un passato lontano; immaginiamo, quindi, una fitta folla di persone che, affaccendate, corre a destra e a manca tra la polvere dei carri traboccanti di mercanzie e le grida dei venditori che inneggiano ad acquistare. Le matrone dietro alle tende dei postriboli sbirciare in attesa di nuovi clienti e le schiave correre sui marciapiedi con le giare sul capo. Ovunque lo starnazzare delle oche e il belare di qualche capretto. Il pane appena sfornato dal forno ed il “fast food” pronto per accogliere continui avventori. Sembra quasi che le pietre ti parlino attraverso il sottile strato di muschio odoroso. Successivamente la realtà si fa strada prepotentemente sulla fantasia e, catapultandoci in pieno 2007, non può fare a meno di farci notare il degrado che attanaglia queste antiche vestigia. Ed improvvisamente eccoci inciampare in carte sparse qua e là ovunque sulla strada di duemila anni, cicche di sigarette ad ogni angolo,bottiglie vuote nelle nicchie di pietra, e persino scritte del tipo “Tina sei il mio amore” sui muri affrescati. Tutto ciò è davvero vergognoso ed immorale! Pompei è il secondo sito al mondo maggiormente visitato dopo la piana di Giza che ospita le tre famose piramidi, e tuttavia, le Istituzioni preposte non si adoperano sufficientemente per conservarlo nel modo più appropriato. Per non parlare poi dell’ inciviltà del singolo che impera sovrana!!La domanda sorge più che spontanea: Quand’è che l’uomo onorerà la definizione che lo classifica come “essere sapiens”?Quando questa “meravigliosa creatura”comincerà ad avere rispetto per il proprio passato ed inoltre, quando l’ individuo maturerà il concetto di patrimonio artistico????Credo che sia più facile organizzare una visita guidata sulla Luna(e di sicuro sporcheremmo anche questa!) Ognuno di noi ha il dovere di preservare la propria ricchezza artistico- culturale, custodendo con cura e diligenza un patrimonio che è dell’intera umanità, non solo della propria regione o paese ma di tutto il mondo!!. Solo allora visitando i grandi siti archeologici riusciremo ad ascoltare il canto millenario della voce delle pietre!!

edito dal periodico ” Stampa e Comunicazioni News “

 

 

Povero Darwin!

Tutti conoscono, almeno di fama, L’origine della specie, l’opera che rese celebre e rinomato, in pieno 1800, al mondo scientifico C. Darwin. In quest’ elaborato suggestivo e di stampo prettamente scientifico, lo scienziato proclama al mondo intero che le specie animali e vegetali presenti, sono il frutto di un’attenta selezione ed elezione ad opera della natura. Il suo discorso naturalmente è esteso all’uomo, quale prodotto di un lento e prodigioso miglioramento genetico. L’articolo di questo mese non vuole essere un commento a questo eminente trattato, ma un pretesto per riflettere su quanto accade nella nostra realtà napoletana!!!! E dimostrare che non per tutti gli esseri viventi vale il discorso del nostro intuitivo, quanto geniale, scienziato. Ciò trova conferma nell’ultimo episodio di delinquenza, sicuramente non unico, che si atteggia a protagonista nelle piazze della nostra città, angosciando ancora una volta i poveri cittadini. Questa volta Signora Criminalità ha colpito uno dei quartieri più signorili della città: Il Vomero. Due bande rivali di ragazzi, una proveniente dal quartiere Secondigliano e l’altra di probabile origine Vomerese, armati di spranghe ed altro materiale contundente, hanno trasformato Piazza Vanvitelli, al centro del quartiere, in uno scenario da far invidia solo al Far West. E giù pugni, botte, calci e controcalci. Una rissa proprio in grande stile! Panico degli astanti ignari e spettatori inermi, colpevoli solo di trovarsi lì per la tranquilla passeggiatina della domenica sera. E naturalmente un solo vigile urbano, un solo colpo incerto di pistola sparato in aria che nessun effetto sortito ha destato! I ragazzi, intenti a picchiarsi come invasati e con gli occhi iniettati di sangue, non hanno voluto sentir ragioni; solo all’arrivo di venti volanti della polizia l’ordine ha cominciato pian pianino a ristabilirsi tra la folla. A questo punto ci vien da interrogarci sui parametri che usa la natura per selezionare la specie con riferimento a quella del genere umano. Il processo teorizzato ed ampiamente dimostrato da Darwin ha subito chiaramente un’inversione di marcia! Se è vero che la selezione naturale fa in modo che gli individui riescano a sopravvivere nel contesto “natura” (società per l’essere umano), cosa ci rimane da sperare per il futuro? Dobbiamo pensare ad un mondo popolato da uomini selvaggi e feroci più delle belve, uomini –animali che hanno dimenticato quei valori alla base della società civile per cui tanto si è lottato nei tempi passati? e dobbiamo attendere, noi individui pacifici e civili, di inesorabilmente soccombere? La risposta non è di agevole formulazione. Il grande Darwin oggi avrebbe le stesse certezze???

edito dal periodico “Stampa e Comunicazione News”

Invisibili

Prendo a pretesto un titolo già utilizzato da altri per discutere nel mio consueto intervento mensile, assieme ai miei attenti lettori, di un fenomeno secolare che riguarda tutti i membri di una collettività civile e che non sempre trova spazio nei quotidiani e che non sempre ad esso si rivolge l’attenzione dovuta. Parlo naturalmente del vagabondaggio. Nelle mie escursioni quotidiane nella mia bella quanto mai folle città, sempre più spesso i miei occhi interessati si scontrano con il fenomeno in questione: vecchini gracili che rovistano nei bidoni stracolmi di pattume, per strada, alla ricerca di rifiuti utili e non ancora andati a male; giovani dalle teste aggrovigliate stesi su lunghi cartoni circondati da branche di cani sporchi e dagli occhi famelici; e ancora, donne discinte e scalze con grigi capelli che si trascinano per strada sbiascicando parole incomprensibili; o magari vecchi incappucciati che girano su se stessi all’infinito gridando di aver fame; ancora ambulanti canterini dalle bocche sdentate. Sono tanti. Sono folli. Sono tristi. Sono arrabbiati. Sono soli. E sembra che non parlino, sembra che non pensino, mentre coinvolti dalle nostre faccende quotidiane, ci passiamo frettolosamente davanti. Gettando un’occhiata furtiva, e quasi scappando e sperando che non chiedano l’elemosina proprio a noi. E tappandoci il naso immacolato a causa del cattivo odore che li accompagna. E scostandoci quando ci sfiorano, come se fossero pericolosi. In realtà sono lasciati ed

abbandonati a se stessi, alla deriva come barche senza timone. Forse meno fortunati di altri, forse per scelta, forse perché costretti. Ma sicuramente soli. E muti. Il fenomeno del vagabondaggio riguarda tutti noi. E quei vagabondi rappresentano un po’ anche noi in prima persona. Quella parte di noi che vagabonda ed è lasciata a se stessa. Quella parte di noi che può andare a male se non la aiutiamo a migliorare grazie ad uno scrupoloso esame di coscienza.

Orbene, non si può sempre far finta di nulla. Per quanto i nostri occhi fingeranno di non vedere, per quanto tempo ancora le nostre orecchie fingeranno di non ascoltare. E se provassimo a sperimentare invece l’utile pratica alla “maniera romana” della cum patior ( è doveroso ricordare che “compassione” deriva dall’unione di queste due paroline latine che stanno appunto a significare soffrire assieme”)?. L’immedesimazione cioè nei panni altrui? La nostra coscienza civica ne uscirebbe vincitrice senza dubbio! E allora quelle ombre acquisirebbero corpo ed anima e le loro bocce una voce. Suggerisco pertanto anche una rilettura approfondita del inimitabile quanto acuto Cartesio che, col suo cogito, ergo sum, ci esorta a giustificare la nostra esistenza con l’ausilio del pensiero. Adoperiamoci per far si che che le nostre coscienze non si assopiscano nel torpore del sciatteria e dell’indifferenza! Affinché noi tutti non diveniamo altrettanti invisibili.

edito dal periodico “Stampa e Comunicazione News”

Cerchi qualcosa?

Scrivi qui per cercare nel sito:

Non hai trovato quello che cercavi? Lascia un messaggio sul sito!

work in progress…

questo sito è in fase di evoluzione. Cambierà ancora, e forse non sarà mai definitivo... mai sempre lo stesso... ! Perciò torna a trovarmi spesso!